Scheletro di Raphus cucullatus

L’estinzione del Raphus cucullatus è dovuta principalmente a due fattori: pur essendo un uccello columbiforme era inetto al volo, e se sporcava altrettanto non si fa fatica a capire perché lo abbiano sterminato. La seconda ipotesi è più semplicemente legata alla distruzione del suo habitat naturale da parte dei portoghesi e olandesi che occuparono quella zona dell’Oceano Indiano. Distruzione che va ad aggravare forse il pesante fardello dei danni esportati dagli europei nei territori di conquista dal XVI secolo in poi.

Questo strano uccello – sviluppatosi in un ambiente ermeticamente chiuso come quello delle Isole Mauritius – aveva sviluppato anche una sorta di legame di dipendenza con un albero molto diffuso nella zona, che dalla scomparsa dell’animale ha subito a sua volta una rapida diminuzione, portandolo oggi a rischio di estinzione.
Qualcuno dirà che non è probabilmente un problema planetario se il Dodo sia sparito e la Calvaria major gli faccia seguito, ma spero siano tutti d’accordo che la faccenda andrebbe valutata seriamente in termini di modello. Culturale e antropologico.
La convivenza di differenti specie nello stesso ambiente è però qualcosa che va al di là del puro fatto antropologico e culturale. Se un uccello e una pianta hanno bisogno uno dell’altro per vivere, la civiltà non c’entra. Anzi, la civiltà è proprio il problema.
Insomma, in natura si innesca una simbiosi ed è un fatto, la civiltà lo distrugge, ma nello stesso tempo contribuisce a creare differenti generi di simbiosi. Ad esempio quella fra una rock star e il suo pubblico. Il primo non può fare a meno dei secondi altrimenti è uno sfigato che non sa come sbarcare il lunario; una bella simbiosi! I secondi devono avere qualcuno da idolatrare e da beffeggiare quando se ne stufano o quando questi dà segni di palese stordimento.
Una bella fatica stare dietro a tutto.

Vasco Rossi ama e brama fare fatica. Ce lo fa sapere anche in occasione del concerto del 25 giugno per i terremotati dell’Emilia, evento al quale non parteciperà in quanto lo giudica “poco costoso e poco faticoso”.
Caspita! Un altra occasione non colta dal Blasco per stare zitto su un argomento del quale sinceramente non si sentiva il bisogno di avere i suoi pareri illuminati.
Caspita due! Ma cos’avrà di meglio – e più faticoso e più costoso – da fare il Blasco il 25 giugno? Forse è una ricorrenza particolare che lo spingerà a partecipare a qualche altro evento.
Faccio qualche ipotesi: ricorre la morte del generale Custer avvenuta quel giorno nella battaglia di Little Big Horn nel 1876, ma è anche il giorno nel 1946 in cui in Italia si insedia l’Assemblea costituente della nostra Repubblica.
Gulp! No: mi accorgo che in effetti per un esperto trafficante informatico – come il Blasco è divenuto negli ultimi mesi – in effetti un irrinunciabile evento da commemorare potrebbe anche esserci: 1998, quello è il giorno in cui viene messo in commercio da Microsoft un prodotto che gli cambierà – al Blasco – la vita: Windows 98! Sarà quello dunque l’evento al quale parteciperà? Senz’altro in fatto di più faticoso e di più costoso, WIndows 98 non batte nessuno. E di quello il Blasco ha probabilmente bisogno.
E a lui piacendo, noi ringraziamo e apprezzeremo la sua latitanza a un evento che probabilmente non migliorerà le condizioni delle decine di migliaia di sfollati in Emilia, ma che comunque è meglio dell’altera indifferenza di una star come Vasco Rossi. Il quale, siamo sicuri, dirà ai suoi avvocati/commercialisti di aprire il portafoglio e fare una cospicua donazione. Pecunia non olet.

(Articolo pubbicato sul n.53 di Io Come Autore)

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