Non credo che Charles Perrault sia stato ben conscio di ciò che sarebbe avvenuto quando, nel 1697, diede alle stampe la sua raccolta “I racconti di Mamma Oca” (Les Contes de ma mère l’Oie); pensava di dare semplicemente un contributo letterario raccogliendo storie della tradizione folcloristica che da tempo erano radicate nel patrimonio culturale di ogni popolo, compiendo in pratica già egli stesso un adattamento sulle storie originali. Storie la cui origine, per alcune, si perde nella notte dei tempi.

Dopo di lui anche altri hanno rimpolpato la raccolta e ben presto un buon numero di fiabe tradizionali sono entrate quasi di diritto nel novero delle opere letterarie. Per cui sono diventate passibili di adattamento per l’industria cinematografica.
Sui piatti della bilancia ci sono adattamenti cinematografici e film d’animazione, dove quest’ultimo piatto è decisamente più pesante, grazie all’opera costante e indefessa di Walt Disney, che dal 1937 ad oggi trasferisce le fiabe della tradizione occidentale su pellicola. Per la gioia di grandi e piccini.
Della decina di fiabe originali incluse nella prima edizione della raccolta di Perraul, in realtà solo due hanno avuto una versione animata (Cenerentola e La bella addormentata), mentre le altre pellicole famose sono state prese da altri autori della tradizione fiabesca. A iniziare da Biancaneve e Raperonzolo (fratelli Grimm), per passare a La bella e la bestia (Jeanne-Marie de Beaumont) e La sirenetta (Hans C. Andersen), per finire con Pinocchio (Carlo Collodi).
In tutti i casi si tratta di adattamenti che mostrano profonde differenze con le opere letterarie; differenze che in alcuni casi rasentano veramente l’inverosimile. Tipo che nella Biancaneve originale non è il bacio del Principe a risvegliarla, ma l’urto della bara di cristallo che le fa uscire di gola il boccone avvelenato. O la miriade di differenze della principessa addormentata nel bosco, dalla rana sparita, al nome stesso della principessa, al numero delle fate e ai loro poteri. Aiuto!
Non da meno si sono comportati i diversi registi che hanno deciso di portare in pellicola le fiabe più famose. La povera Cenerentola, ad esempio, che dal 1911 a tutt’oggi è passata allo schermo almeno una quindicina di volta, con storie a volte fedeli all’originale, ma che spesso sono servite come pura ispirazione.
È che le favole, a quest’operazione, si prestano benissimo. Sono state inventate attorno ai fuochi della caverna proprio per questo. Per essere adattate e rivestite attorno alla società che ne ha più bisogno.

(Articolo pubbicato sul n.35 di Io Come Autore)

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